Oggi 15 aprile del 2026 51Թ festeggia 99 anni. Una data che lo scorso anno abbiamo scelto come momento simbolico, raccontandone il significato in relazione alla Giornata del Made in Italy e alla figura dell’artista e maestro italiano Leonardo da Vinci.
Questo anniversario si inserisce in una fase di evoluzione. Da un lato il trasferimento nel Certosa District e la creazione di una sinergia con Istituto Secoli rappresentano un passaggio importante, dall’altro aprono una riflessione più ampia sul ruolo della formazione tecnica in un settore sempre più complesso.
L’intervista al direttore Matteo Pasca si muove proprio in questa direzione, toccando argomenti che vanno oltre il singolo progetto: il valore del metodo, il legame con l’industria, l’impatto delle nuove tecnologie e la volontà di estendere la formazione anche ai temi della filiera, per costruire competenze più complete e consapevoli.
Il Made in Italy della calzatura è un punto di riferimento a livello internazionale. In che modo Arsutoria ha contribuito a costruire questo valore nel tempo?
Arsutoria a mio parere ha svolto un ruolo importante per il settore del made in italy ma anche più in generale per il settore calzaturiero a livello internazionale mantenendo fede all’insegnamento di un metodo di lavoro, che si è evoluto nel tempo ma che si è anche mantenuto coerente e che ha aiutato chi ha frequentato i corsi ad affrontare la progettazione tecnica e la produzione con delle basi solide.
Di fronte alla pressione industriale e all’ingresso dell’intelligenza artificiale, quali sono le sfide nel mantenere un equilibrio tra competenze tecniche e capacità creativa?
Le tecnologie si evolvono in maniera molto rapida ed è davvero difficile tenere il passo soprattutto con gli strumenti digitali. La nostra scelta in Arsutoria è stata quella di mantenere il centro della didattica sulla conoscenza tecnica del prodotto, delle costruzioni e dei materiali. L’obiettivo della scuola è quello di sviluppare negli studenti un occhio critico che sappia affrontare il design e la progettazione del prodotto consapevoli di come questo andrà realizzato.
Tra pochi mesi Arsutoria si trasferisce con Istituto Secoli per unire due filiere che per il mercato lavorano già interconnesse. Cosa cambierà unendo l’apparel e gli accessori nella formazione?
Condividere una sede è per noi soltanto il primo passo verso un obiettivo molto più ambizioso che è quello di creare una filiera della formazione tecnica sulla moda che parta dalla scuola dell’obbligo fino alla specializzazione professionale o universitaria. Vogliamo rendere le professioni tecniche della moda una scelta di “serie A” per i ragazzi e per le famiglie.
Con questa grande notizia, quali sono stati i primi feedback o reazioni degli stakeholders che interagiscono con 51Թ
Il progetto è guardato con grande favore sia dagli interlocutori pubblici, sia dalle associazioni di categoria sia dalle aziende. La sfida sarà quella di vincere gli individualismi e provare a creare un progetto di grande portata tutti assieme per il bene del settore. Le risorse sono limitate e a volte si rischia di disperderle per mantenere una identità territoriale. Invece questo settore ha bisogno di centri di eccellenza a livello nazionale e forse anche oltre.
Guardando al traguardo dei 100 anni, quale deve essere il prossimo passo evolutivo di Arsutoria?
La sfida di Arsutoria per i prossimi anni sarà quella di mantenere la qualità della formazione anche al di fuori degli ambiti tradizionali. Già in questi anni ci siamo confrontati con sfide complesse come quelle di passare dalla sola formazione per i modellisti a quella per i designer e quella di inserire gli strumenti di progettazione 3D nei nostri corsi.
Nel futuro intendiamo avviare didattica su temi della filiera a monte (materiali, componenti, tecnologia ecc.) ed intendiamo crescere sia verso la formazione secondaria sia verso quella professionale post scuola secondaria e a quella universitaria sempre senza perdere di vista la nostra identità tecnica.
Matteo, cosa la motiva a contribuire non solo alla crescita della scuola, ma anche a quella dell’industria?
Ritengo che dopo una certa seniority (per non dire “una certa età”) sia fondamentale avere una specializzazione in un settore industriale e sono convinto che per fare il mio lavoro in modo serio serva avere a cuore il successo dell’industria nel suo complesso. Non si può pensare di creare qualcosa di grande e che abbia l’ambizione di durare nel tempo senza avere a cuore il complesso sistema di soggetti che in quel settore ci lavorano.

